EVOLUZIONISMO III

EVOLUZIONISMO III

FOSSILI (prima parte)
Se la vita fosse sorta e si fosse sviluppata, diventando sempre più complessa attraverso un processo evolutivo casuale, i fossili avrebbero dovuto indicare l’esistenza di innumerevoli stati di transizione tra le differenti specie.
L’illustre zoologo francese, Pierre Grassé, ha dichiarato: “Il naturalista deve tenere sempre presente che il fatto evolutivo si manifesta a lui unicamente mediante le forme fossili”. La conoscenza della paleontologia gli è indispensabile; essa sola può fornirgli la prova della realtà dell’evoluzione, mostrandone le modalità o il meccanismo”.
Nel 1981, un portavoce dell’American Association for the Advancement of Science (Associazione Americana per il Progresso della Scienza) affermò che 100 milioni di fossili, identificati e datati, “costituiscono 100 milioni di fatti comprovanti l’evoluzione al di là di ogni dubbio”.
Eppure, con grande imbarazzo e frustrazione di Darwin, i fossili non ebbero questo effetto. Egli si aspettava un numero “inconcepibilmente grande” di forme intermedie e di transizione, ma i geologi scoprirono specie e gruppi che sembravano non avere né precursori né successori. Darwin si rese presto conto che l’assenza di qualsiasi catena organica distintamente graduata costituiva “la più ovvia e seria obiezione che si possa fare alla teoria” (cit. L’origine delle specie, Darwin) e la sua risposta fu di lasciare intendere che successive scoperte avrebbero compensato i vuoti.
Tuttavia, come ha fatto notare l’evoluzionista David Raup (sovrintendente di Geologia al Museo Field di Storia Naturale di Chicago), questo non si è verificato:
“La prova che troviamo nella testimonianza geologica non è affatto compatibile con la selezione naturale darwiniana, così come vorremmo che fosse… Ora abbiamo circa 250.000 specie fossili, ma la situazione non è cambiata di molto. La documentazione dell’evoluzione è sorprendentemente traballante e, ironicamente, abbiamo perfino meno esempi di transizione evolutiva di quanti ne avevamo al tempo di Darwin. Perciò il problema di Darwin non è stato attenuato”.
Quarant’anni di ricerca hanno portato il Professor N. Heribert Nilsson, dell’Università di Lund, in Svezia, a scrivere:
“Non è nemmeno possibile fare una caricatura dell’evoluzione a partire da riscontri paleo-biologici. Il materiale fossile è ora talmente completo, che la mancanza di specie di transizione non può essere spiegata con la carenza di materiale. Le deficienze sono reali; non saranno mai compensate”.